L'ultima volta che mi sono annoiato
L'altro giorno mi sono trovato fermo in macchina ad aspettare il mio amore. Nulla di particolare. Dieci minuti, forse quindici. Dopo circa sette secondi ho preso il telefono. Non perché avessi qualcosa di urgente da fare. Non perché mi fosse arrivata una notifica. L'ho preso per riflesso.
È stato in quel momento che mi sono chiesto una cosa molto semplice: quand'è stata l'ultima volta che mi sono annoiato davvero?
Non parlo di avere una giornata noiosa. Parlo di quei momenti morti che una volta facevano parte della vita normale. La fila in banca. La sala d'attesa del medico. Il treno. L'autobus. Persino il bagno, per i più coraggiosi.
Erano momenti in cui non succedeva niente.
E proprio perché non succedeva niente, la mente iniziava a fare il suo lavoro.
Ripensava a una conversazione. Immaginava scenari improbabili. Costruiva idee. Risolveva problemi. Oppure semplicemente vagava senza meta.
Oggi, invece, ogni secondo libero viene immediatamente occupato. Apriamo un'app. Guardiamo una notizia. Controlliamo il meteo. Scorriamo video di persone che spiegano cose che non ci serviranno mai. Non è nemmeno una critica, lo faccio anch'io.
Solo che a volte mi chiedo se non abbiamo accidentalmente eliminato uno spazio che serviva al cervello.
L'ozio ha sempre avuto una pessima reputazione, eppure molte delle idee migliori della mia vita non sono nate mentre stavo lavorando, sono nate mentre stavo guardando fuori da un finestrino. Forse annoiarsi era una funzione, non un difetto.
Forse quei momenti apparentemente inutili erano il modo che la mente aveva per mettere ordine tra i pensieri.
E forse, la prossima volta che mi troverò ad aspettare qualcuno in macchina, proverò a lasciare il telefono in tasca. Almeno per qualche minuto. Sempre che riesca a ricordarmi dove l'ho messo...


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