L'età in cui smetti di voler avere ragione


C'è un'età della vita in cui credi che ogni discussione debba avere un vincitore. Qualcuno dice una cosa sbagliata, tu lo sai, lui non lo sa e quindi senti il dovere morale di intervenire. Magari scrivi una risposta lunga, documentata, con riferimenti, citazioni, fonti, link e perché no, grafici.

Perché la verità deve trionfare... eroe di stocazzo.

Poi passano gli anni e succede qualcosa di strano, non smetti di avere opinioni, non smetti di pensare e non smetti nemmeno di accorgerti quando qualcuno sta dicendo una sciocchezza. Semplicemente inizi a fare un rapido calcolo mentale: quanto tempo mi costerà questa conversazione? La risposta, quasi sempre, è "troppo".

Così inizi a sviluppare una capacità che da giovane sembrava impossibile, chiudere la scheda del browser o posare il telefono o cambiare argomento.

Andare a bere una bevanda calda.

All'inizio sembra una sconfitta poi capisci che è una forma di maturità. Perché il punto non è aver ragione, il punto è decidere cosa merita davvero il tuo tempo.

Ci sono persone che discutono per capire e con loro vale sempre la pena parlare. 

Poi ci sono quelle che discutono per vincere, con loro potresti presentarti con una prova firmata dall'universo stesso e non cambierebbe nulla.

A un certo punto smetti di considerare ogni opinione errata come una missione personale non perché sei diventato più arrendevole, ma perché sei diventato più selettivo e forse è proprio quello il momento in cui inizi davvero a diventare migliore.

Quando capisci che la pace mentale vale molto più dell'ultima parola.

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