La sindrome del progetto quasi finito


Esiste una categoria di progetti molto particolare: quelli quasi finiti. Non finiti.... quasi.

Sono i più pericolosi, perché un progetto incompleto lo riconosci subito.

Un progetto quasi finito, invece, vive in una zona grigia, manca poco, pochissimo, due ore di lavoro al massimo, forse tre. Al massimo un pomeriggio... e infatti sono passati otto mesi.

Credo che tutti ne abbiano almeno uno, la libreria da fissare al muro. La stanza da sistemare. Quel corso online iniziato con entusiasmo. La cartella sul desktop chiamata "Versione definitiva" (che contiene almeno undici versioni definitive).

La cosa curiosa è che il grosso del lavoro è già stato fatto, il novanta per cento è completato, eppure quel dieci per cento finale sembra più difficile di tutto il resto.

Forse perché all'inizio siamo alimentati dall'entusiasmo, ci piace immaginare il risultato. Ci piace iniziare e ci piace raccontare che stiamo costruendo qualcosa.

Poi arriva la parte meno romantica: le rifiniture, i dettagli, le verifiche, le cose noiose... Quelle che nessuno fotografa e nessuno racconta.

Ed è lì che molti progetti si fermano non per mancanza di capacità ma per mancanza di energia. 

Con il tempo ho imparato che completare qualcosa richiede una qualità diversa rispetto a iniziarla. Se l'entusiasmo serve per partire, il carattere serve per arrivare in fondo e ogni tanto vale la pena ricordarselo. Anche perché, se continuo a rimandare, dovrò prima o poi rinominare quella cartella. "Versione definitiva definitiva" inizia a diventare poco credibile.

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