Il futuro dei programmatori nell’era dell’AI (spoiler: non saremo tutti disoccupati… forse)
Negli ultimi due anni è successo qualcosa che molti sviluppatori aspettavano da decenni e temevano allo stesso tempo: le intelligenze artificiali hanno iniziato a scrivere codice. E lo fanno anche piuttosto bene.
Questo ha generato due reazioni molto diverse nella community degli sviluppatori.
La prima è stata: "Fantastico, finalmente qualcuno che scrive i test al posto mio."
La seconda: "Aspetta un attimo… ma quindi tra cinque anni serviranno ancora programmatori?"
È una domanda legittima. Se un programmatore oggi può fare il lavoro che prima richiedeva tre o quattro persone grazie all’aiuto dell’AI, cosa succede a quei programmatori in più?
Proviamo a guardare la situazione con un po’ di realismo (e magari anche con un sorriso).
Il codice non è mai stato il vero problema
Per quanto possa sembrare strano, scrivere codice non è mai stato il vero collo di bottiglia nello sviluppo software. Il vero problema è sempre stato capire cosa bisogna costruire.
Chiunque abbia lavorato anche solo un paio d’anni nel settore lo sa bene. Le riunioni infinite, i requisiti che cambiano, i sistemi legacy che sembrano archeologia informatica, le integrazioni con software scritti nel 2006 da qualcuno che probabilmente oggi coltiva patate in montagna.
Il codice è solo una parte della storia.
E l’AI, almeno per ora, è molto brava a scrivere codice quando qualcuno le spiega bene cosa deve fare. Ma capire cosa deve fare è ancora un lavoro decisamente umano.
La produttività degli sviluppatori sta aumentando
Detto questo, sarebbe poco onesto negarlo: gli strumenti AI stanno aumentando la produttività degli sviluppatori.
Molti programmatori oggi riescono a:
- scrivere codice più velocemente
- generare boilerplate in pochi secondi
- avere suggerimenti intelligenti
- automatizzare molte parti ripetitive
In pratica è come avere un assistente che non dorme mai e non si lamenta quando gli chiedi di scrivere per la terza volta la stessa cosa. Questo significa che un singolo sviluppatore può fare più lavoro rispetto al passato.
E qui nasce la domanda: se prima servivano cinque programmatori per un progetto e oggi ne basta uno con l’AI… dove vanno gli altri quattro?
Il paradosso della tecnologia
Nella storia della tecnologia è successo spesso qualcosa di curioso. Quando un’attività diventa più efficiente, non sempre diminuisce il lavoro totale. Molto spesso succede l’opposto: il lavoro aumenta.
È il motivo per cui:
- i trattori non hanno eliminato l’agricoltura
- i computer non hanno eliminato gli impiegati
- i framework non hanno eliminato gli sviluppatori
Quando qualcosa diventa più facile da fare, semplicemente se ne fa di più.
Se sviluppare software diventa più economico e veloce, molte aziende inizieranno a costruire software che prima non si potevano permettere. Pensiamo a settori che stanno appena iniziando la loro trasformazione digitale: sanità, industria, pubblica amministrazione, logistica, piccole e medie imprese. La quantità di software ancora da costruire è enorme.
Non tutti i lavori di programmazione resteranno uguali
Detto questo, è probabile che alcuni tipi di lavoro cambino davvero. Le attività più ripetitive o meccaniche potrebbero ridursi:
- codice molto standard
- task semplici e ripetitivi
- alcune parti di sviluppo CRUD
Questo non significa che gli sviluppatori spariranno, ma che il loro lavoro potrebbe spostarsi sempre più verso:
- progettazione di sistemi
- integrazione tra servizi
- gestione di infrastrutture
- sicurezza
- orchestrazione di strumenti AI
In altre parole, meno tempo passato a scrivere codice riga per riga e più tempo passato a capire come devono funzionare i sistemi.
Il curioso effetto sull’esperienza
C’è anche un altro effetto interessante che molti stanno iniziando a notare. L'AI aiuta molto gli sviluppatori meno esperti, perché suggerisce codice e spiega soluzioni. Ma allo stesso tempo rende gli sviluppatori molto esperti ancora più produttivi. Un programmatore senior che sa già come progettare un sistema può usare l'AI come una specie di moltiplicatore di velocità.
È un po' come avere un team di stagisti instancabili… che però bisogna controllare attentamente. Perché sì, l’AI scrive codice velocemente. Ma a volte scrive anche cose creative nel senso più pericoloso del termine.
E quindi i programmatori spariranno?
Probabilmente no. Quello che cambierà è il modo in cui lavorano. Il programmatore del futuro potrebbe assomigliare meno allo stereotipo della persona che scrive codice per otto ore al giorno e più a qualcuno che:
- progetta sistemi
- guida strumenti di AI
- integra tecnologie diverse
- risolve problemi complessi
In altre parole, meno "dattilografia del codice" e più ingegneria del software.
Il futuro più probabile
Il futuro più realistico non è un mondo senza programmatori.
È un mondo con:
- programmatori molto più produttivi
- molto più software
- strumenti sempre più intelligenti
E probabilmente anche molti bug nuovi e sorprendenti, perché la tradizione va rispettata. Una cosa però è abbastanza certa: finché il mondo continuerà ad avere problemi complessi da risolvere, ci sarà sempre bisogno di persone che sappiano trasformare idee in sistemi funzionanti.
E per ora, nonostante tutti i progressi dell’intelligenza artificiale, quel lavoro rimane ancora molto umano.

